Il mal di schiena nel giovane: quando sospettare la spondilite

La spondilite anchilosante è una malattia infiammatoria cronica che colpisce elettivamente lo scheletro assiale (colonna vertebrale ed articolazioni sacroiliache) e che può condurre, se non trattata, ad esiti che consistono in un progressivo irrigidimento della colonna vertebrale.


Dott. Salvatore D’Angelo
Dipartimento Regionale di Reumatologia
Ospedale San Carlo di Potenza

La malattia colpisce circa lo 0.1-0.2% della popolazione generale e si ritiene si sviluppi in un soggetto predisposto geneticamente in cui un fattore ambientale, verosimilmente un agente infettivo, inneschi il processo infiammatorio che è alla base della patologia.

Circa il 90% dei pazienti presenta positività per l’allele HLA-B27 che è il principale fattore genetico di suscettibilità alla malattia. Soltanto il 2% circa dei soggetti positivi per questo test sviluppa nel corso della vita la patologia. Tale rischio tende ad aumentare sino al 20% se vi è anche la presenza di un familiare affetto. La spondilite anchilosante è una malattia che esordisce in età giovanile adulta.

La fascia d’età in cui generalmente si presentano i sintomi è quella compresa fra i 15 e i 35 anni. Sono colpiti prevalentemente i maschi, in cui la patologia si manifesta con maggiore severità rispetto alle femmine.

I SINTOMI DELLA MALATTIA

Il sintomo d’esordio è la lombalgia cioè un dolore localizzato nella parte bassa (regione lombare) della colonna vertebrale. Il dolore ha un carattere tipicamente infiammatorio può essere avvertito a livello della colonna o del bacino, può essere basculante (cioè con andamento alternato ai due lati) ed estendersi alla coscia posteriormente, fino al ginocchio (cosiddetta sciatica mozza che, a differenza del tipico dolore sciatico, non si irradia alla gamba ed al piede).

 

 

È fondamentale distinguere la lombalgia infiammatoria, tipica della spondilite anchilosante, dalla più frequente lombalgia meccanica (Tabella 1). Al dolore tipicamente si associa rigidità che si accentua con il riposo ed è particolarmente invalidante soprattutto al mattino. I sintomi all’esordio possono essere episiodici, anche a remissione spontanea, per poi diventare continui. Con il passare del tempo ed in assenza di terapia, la malattia dà luogo ad una progressiva rigidità della colonna che appare poi in fase tardiva caratterizzata da protrusione del rachide cervicale e della testa in avanti, accentuazione della cifosi dorsale e perdita della lordosi lombare.

A CHI RIVOLGERSI PER UNA DIAGNOSI

Nel caso in cui si soffra di un dolore lombare che si protrae da più di tre mesi, il primo passo è certamente quello di rivolgersi al proprio medico di famiglia. Sulla base di una migliore definizione delle caratteristiche del dolore e, soprattutto, in presenza di una lombalgia infiammatoria, il medico curante potrà inviare il paziente al reumatologo, lo specialista delle patologie infiammatorie dell’apparato muscolo- scheletrico, che ha le competenze per diagnosticare precocemente ed iniziare un trattamento adeguato in un paziente affetto da spondilite anchilosante.

 

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