Mal di schiena potrebbe trattarsi di osteoporosi

L’osteoporosi è una malattia molto diffusa (in Italia ne sono affetti circa 3 milioni di donne e 1 milione di uomini) che è caratterizzata da una riduzione della massa ossea e dal deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo, con conseguente riduzione della resistenza delle ossa.


Stefano Gonnelli
Presidente della Società Italiana dell’Osteoporosi,
del Metabolismo Minerale
e delle Malattie dello Scheletro
(SIOMMMS)

Come risultato, lo scheletro diventa fragile cosicché anche un lieve urto o una banale caduta possono causare fratture ossee (dette appunto fratture da fragilità). L’osteoporosi non ha segni o sintomi fino a quando non si verifica la frattura: questo è il motivo per cui è spesso definita una “malattia silenziosa”.

Sedi principali delle fratture da fragilità sono: le vertebre, l’estremo prossimale del femore ed il polso. La frattura vertebrale viene definita clinica quando, in base alla comparsa acuta della sintomatologia dolorosa e dell’impotenza funzionale relativa, è possibile identificare il momento traumatico che ha generato la lesione del corpo vertebrale. Le fratture vertebrali si manifestano con un dolore improvviso alla schiena, talora a seguito di una caduta, ma spesso anche facendo movimenti scorretti, come il piegarsi in avanti per raccogliere un oggetto o sollevare un peso.

Molto spesso queste fratture possono passare inosservate se caratterizzate da modesto mal di schiena generalmente attribuito ad altre patologie quali artrosi e discopatie. In questi casi la frattura viene diagnosticata occasionalmente durante l’esecuzione di una radiografia del rachide o del torace. Queste fratture sono causa di una rachialgia cronica e di limitazioni funzionali associate alla diminuzione della mobilità del rachide e alla riduzione dell’altezza del soggetto.

È importante sottolineare come la presenza di fratture vertebrali non vada mai sottovalutata in quanto aumenta notevolmente il rischio di andare incontro a nuove fratture vertebrali, non vertebrali e femorali in una sorta di temibile “effetto domino”. Pertanto i pazienti con sospette fratture osteoporotiche necessitano di un accurato inquadramento diagnostico che, oltre alla radiografia, può prevedere una mineralometria ossea computerizzata (MOC) che ci fornisce una valutazione del contenuto minerale osseo ed alcuni semplici esami di laboratorio.

Normalmente la somministrazione di analgesici ed il riposo consentono di gestire adeguatamente la sintomatologia dolorosa conseguente alla frattura vertebrale che regredisce in poche settimane. In casi particolari e quando il dolore è intenso e persistente si può procedere ad un intervento di vertebroplastica che consiste nella iniezione nel corpo vertebrale, con tecniche mini-invasive, di un particolare cemento che restituisce massa alla vertebra colpita e riduce il dolore. Il trattamento farmacologico è, ad oggi, il miglior approccio terapeutico utilizzato per ridurre il rischio di frattura nel paziente osteoporotico.

Infatti, sia i farmaci antiriassorbitori come i bisfosfonati ed il denosumab, che i farmaci anabolici, accanto alla ben nota azione sulla riduzione del rischio di nuove fratture da fragilità, hanno dimostrato anche efficacia antalgica nei pazienti con osteoporosi. Importante anche uno stile di vita salutare con abolizione del fumo, attività fisica regolare, adeguato apporto di calcio con la dieta ed eventuale supplementazione di vitamina D.

 

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