I reumatismi sono una malattia sociale

Un italiano su dieci fa i conti con le patologie reumatiche. Malattie sociali per definizione, visto l’impatto numerico ed economico, che possono insorgere e colpire qualsiasi età.


di Luca Borghi

Per la statistica clinica, infatti, nessuno è davvero immune. Basta leggere i numeri degli oltre 5 milioni di casi diagnosticati per capire l’importanza e la vastità del fenomeno: l’1% dei pazienti ha fino a 18 anni, circa il 18% è compreso nella fascia 19-60 e l’81% ne ha più di 61. Percentuali con un unico, pesante denominatore comune: dolore, perdita progressiva di autonomia funzionale, disabilità. Sì perché le malattie reumatiche – nel linguaggio comune, reumatismi – sono vere e proprie condizioni di sofferenza dell’organismo: colpa delle infiammazioni di articolazioni, tendini e legamenti, ossa, muscoli che in alcuni casi possono coinvolgere cuore, polmone, intestino, rene.

Occhi e pelle comprese. Cento e più specie di malattie conosciute, difficili da diagnosticare in quanto la sintomatologia a volte è affine ad altre patologie, con un andamento evolutivo cronico che può portare alla perdita funzionale delle strutture colpite. Se le cause scatenanti non sono ancora del tutto note (la trasmissione secondo meccanismi ereditari in questo campo non è stata ancora dimostrata con sicurezza scientifica), è, invece, assodata la classificazione utilizzata dalla medicina per distinguere le diverse manifestazioni dei reumatismi: degenerativo – è il caso dell’artrosi che colpisce il 69% dei pazienti reumatici -, infiammatorio (per esempio le artriti) e dismetabolico, legato cioè a precise disfunzioni quali obesità e diabete soltanto per citare le due più diffuse.

Qualsiasi sia la natura della malattia reumatica, resta il fatto che diagnosi precoce e cura del dolore rappresentano le sfide del futuro. Se da una parte infatti la diagnostica per immagini ha fatto passi da gigante accorciando i tempi di inizio cura, dall’altra la farmacologia si sta concentrando sempre di più per studiare e mettere a punto trattamenti per migliorare la qualità e le aspettative di vita anche dei malati reumatici. Sotto la lente della ricerca ci sono infatti delle nuove molecole – in diverse fasi di sviluppo clinico – che sarebbero particolarmente indicate per la cura di queste patologie.

Come l’artrite psoriasica, una manifestazione infiammatoria cronica caratterizzata da dolore, tumefazione e progressiva rigidità a carico delle articolazioni, con processo morboso di tendini e legamenti che può portare a una ridotta funzionalità fisica. Non solo. La medicina ha, infatti, stabilito che chi è colpito da artritepsoriasica, nel tempo, corre rischi cardiovascolari e sindromi metaboliche.

Una catena che può essere spezzata soltanto dalla ricerca, specie quella biofarmaceutica. Spirito pionieristico e innovazione, insomma, potrebbero sviluppare terapie e trattamenti rivoluzionari, finalmente in grado di trasformare gli esiti delle malattie reumatiche.

 

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